Entro il 2020 il numero di working holiday visa da tutto il mondo passerà da 1,2 a 2 milioni. E adesso i sindacati sono preoccupati. La paura è che i lavoratori stranieri “rubino” in qualche modo il lavoro agli australiani. Come riporta il New Sydney Herald, si calcola che nel nell’ultimo anno sono entrati in Australia più di 45 mila WHV e che il numero dei disoccupati è aumentato esattamente di 40 mila unità. Troppi Working Holiday rilasciati? Il sindacato ACTU ha fatto notare questo problema al Governo Australiano, suggerendo un taglio al numero dei visti temporanei concessi.
La proposta dei sindacati è quella di concentrarsi soprattutto sulla migrazione che potrebbe essere sponsorizzare oppure richiedere un visto permanente e diminuire il numero di persone che arrivano in Australia con un per viaggiare e lavorare. Attualmente in Australia ci sono circa 160 mila con in mano un WHV e 290 mila ragazzi disoccupati.

Oltre alla disoccupazione, è emerso in questi giorni, anche il problema dello sfruttamento dei lavoratori stranieri, tra buste paga inestistenti, alloggi dalle condizioni igieniche precarie e persino abusi sessuali. Ed è per questo che il Governo ha deciso che a breve per rinnovare il working holiday visa non si potrà più utilizzare la strada del lavoro volontario (woofing).
“L’Australia è orgogliosa della sua storia di migrazione – ha detto il presidente della ACTU Ged Kearney – che ha contribuito a creare un paese multietnico, ma da questi visti temporanei non ricaviamo nessun beneficio. Forse bisognerebbe pensare ad altre opportunità per l’Australia, come investimenti e formazione per combattere la disocuppazione dei giovani australiani. E’ necessario diminuire l’uso di visti temporanei, per concentrarsi di più sulle professionalità che veramente mancano all’Australia”.
© Ilaria Gianfagna