Pierluigi Albicocco: ottenere uno sponsor dall’Italia

Pierluigi Albicocco: ottenere uno sponsor dall’Italia

Dare una scossa alla propria vita, rivoluzionandola con un trasferimento oltreoceano, è una soluzione obbligata quando le cose non vanno o quando ci si sente persi: in questi casi si ha un’unica strada davanti, ma serve tanto coraggio per intraprenderla. Decidere di cambiare vita quando la propria è apparentemente completa richiede anche visione e propensione al rischio, soprattutto quando trasferirsi comporta trasferire anche tutta la propria famiglia.

Pierluigi Albicocco ha 43 anni, è sposato da 10 con Barbara e ha tre splendidi figli: Emma di 8 anni, Filippo di 5 anni e Mia di uno. Da un anno e mezzo vive con tutta la famiglia a Melbourne, dove si è trasferito grazie a uno sponsor ottenuto dall’Italia.

“Prima di venire in Australia seguivo le vendite per i mercati Italia ed estero di un’azienda che opera nel campo del packaging farmaceutico – inizia il racconto di Pierluigi – In Italia conducevamo una vita tutto sommato serena, anche se ci mancava qualcosa, vedevamo il nostro bel Paese spegnersi un po’ alla volta e ci sarebbe invece piaciuto poter brillare ancora, per noi e per i nostri figli. L’idea era quella di fare un’esperienza all’estero, metterci alla prova, trovare nuova energia. […] Poi, per una serie di circostanze positive, si è concretizzata la possibilità di venire a Melbourne con un visto 457. Ho applicato inviando il mio curriculum a un’azienda australiana che stava cercando una figura simile alla mia e dopo alcuni colloqui via Skype e un assessment, ho ricevuto la mail dove l’azienda mi comunicava che mi avrebbe dato lo sponsor. È stata una grande emozione!”.

Pierluigi e Barbara preoccupati dalla situazione di stallo dell’economia europea, che vede tassi di disoccupazione alti ed economie che non garantiscono stabilità né crescita, hanno quindi deciso di prendere la situazione in mano. Così Pierluigi ha fatto domanda e ottenuto un lavoro in un’azienda leader nel settore automazione, dove si occupa di vendite e sviluppo prodotto.

“Non sono sicuro avrei avuto le stesse possibilità in Italia, l’Australia è un paese che oggi va a velocità doppia rispetto all’Italia e a numerosi paesi Europei – ci spiega Pierluigi – qui la qualità della vita è molto buona, i bambini hanno avuto accesso a un sistema educativo che a livello internazionale è riconosciuto come uno dei migliori. Fin da subito ci siamo trovati a nostro agio e, nonostante le inevitabili difficoltà che si possono incontrare lungo la strada, stiamo molto bene qui”.

Partire con la famiglia carica la scelta di preoccupazioni in più: i bambini soffriranno il distacco? Riusciranno ad ambientarsi e portarsi al passo con i coetanei australiani? “I bimbi si stanno integrando in maniera veloce ed inaspettata e hanno già acquisito una buona padronanza linguistica – risponde Pierluigi – Per agevolarli nell’integrazione abbiamo cercato delle attività collaterali alla scuola che li potessero aiutare a creare quante più relazioni possibili e a ritrovare le loro abitudini. Emma ha ripreso la ginnastica artistica che praticava già in Italia e Filippo si è misurato con il cricket e le sue regole pressoché incomprensibili per un qualsiasi Italiano” .

Da ammirare in questa famiglia è la volontà e la determinazione nel costruirsi le opportunità migliori, nonostante questa strada conduca a 16000 km da casa. In linea con questo pensiero Pierluigi ci racconta che il suo desiderio è quello di un futuro carico di esperienze che possano arricchire tutta la sua famiglia a livello personale e professionale e misurarsi con una società multiculturale sicuramente potrà rendere i suoi tre bambini propensi a diventare adulti aperti, accoglienti e capaci di valorizzare le diversità.

“Se qualcuno me lo chiedesse, consiglierei a tutti di intraprendere un percorso come questo. Certamente non è stato facile, specialmente se fatto quando si hanno già dei figli, ma se si ha la determinazione, ci si riesce – racconta Pierluigi – Non ci si deve arrendere se i primi colloqui non vanno bene, né di fronte alla burocrazia da affrontare per il visto, quando si devono preparare e fornire una serie infinita di documenti, visite e referti medici”.

Questa è l’esperienza di Pierluigi e della sua famiglia. La loro è una storia fatta di sfide ma anche di tante soddisfazioni e insegnamenti: “In questi mesi ho imparato tante cose – conclude Pierluigi – Ho imparato che i bambini hanno una capacità di adattamento che supera ogni aspettativa, imparano velocemente e senza fatica apparente, che affrontano le sfide con preoccupazione ed allegria e che appena superate le difficoltà, se ne sono già dimenticati. E ho imparato che è importante dimostrare affetto alle persone che ho lasciato in Italia, in particolare ai miei genitori, che qui mi mancano”.

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