Da Napoli a Melbourne per fare il cappellaio. E’ la storia di Luigi Zanna, partito nel 2011 per l’Australia, su consiglio di un amico. “Dopo aver vissuto qualche anno in giro per l’Europa – racconta – mi sono deciso a partire per l’Australia, portando con me la mia grande passione: i cappelli”.
Tutto iniziò 14 anni fa, quando Luigi passò davanti alla vetrina di Borsalino a Milano, sotto la galleria Vittorio Emanuele. “Rimasi subito attratto da quei cappelli – spiega – tanto che ritornavo ogni giorno a guardare ad ammirare la vetrina, senza avere il coraggio di entrare. Un giorno mi decisi ed entrai, dicendo che volevo regalare un cappello ad un amico. A quel punto la commessa mi chiese che taglia avesse il mio amico e io risposi: esattamente come la mia…. Il cappello era per me, ma provavo vergogna ad acquistarlo, la commessa se ne accorse e mi sorrise”. E intanto Luigi uscì dal negozio tutto felice con la sua prima coppola firmata Borsalino, il brand italiano nato per mano del maestro Giuseppe Borsalino nel 1857 e ormai famoso in tutto il mondo, soprattutto nell’ambiente cinematografico.

“Quando sono partito per l’Australia non avevo idea che Melbourne fosse la capitale dei cappelli – continua – coincidenza vuole che una mia cara amica Lynda mi regalò un corso da cappellaio per il mio compleanno. E cosi incontrai la mia maestra Sarena Lendeman, che mi ha trasmesso l’emozione di creare un pezzo unico con le tue mani, oltre alle tecniche di cucito, blocking e tanta, tanta pazienza”. Oggi Luigi espone i suoi cappelli al South Melbourne Market dove ha uno stand in condivisione con altri amici che creano oggetti con tessuti e sapore italiano, come cravatte e papillon. In più fa cappelli su misura su ordinazione.
“Per me il cappello è un oggetto utile, che ti ripara dal sole e dalla pioggia, ma con quel tocco in più che rispecchia personalità, stile di vita, passioni, ed esperienze di vita di chi lo indossa. Quello fatto a mano è un oggetto unico, che non sta mai fermo, attento a quello che capita attorno, prende ispirazione dalla musica, mode, culture assimilate esperienze vissute, insomma è il cappello che viaggia”, come dice il suo slogan. In Australia, indossare il cappello è una vera mania, per giovani, adulti e anziani. “In Italia il cappello è visto più nell’ambiente dell’alta moda. In Australia c’è più apertura mentale e ognuno decide di vestirsi come vuole ed esprime la proprio personalità in modo libero senza pregiudizi”.
Tra gli obiettivi futuri in Australia, c’è quello di continuare questo lavoro, che per adesso occupa una parte delle giornate di Luigi, a tempo pieno. “L’importante è crescere come cappellaio con passione e dedizione – conclude – magari condite con un po’ di fortuna, sperando che arrivi quasi per magia, come quando avevo 16 anni e mi sono bloccato davanti alla vetrina di Borsalino”.
© Ilaria Gianfagna





