Non sono solo storie di chi rimane quelle di chi accetta la sfida con l’Australia e, in ultimo, con se stesso. In nord Europa prendersi un anno sabbatico tra diploma e università è ormai un comune artificio per stimolare consapevolezza e senso di empowerment in giovani che fino a quel momento hanno vissuto nel mondo ovattato costituito dal sistema famiglia-scuola. La realtà del sud Europa continua a rimanere un po’ diversa e di solito la decisione di partire riguarda persone adulte e già consapevoli, motivate dalle ragioni più disparate: c’è chi cerca migliori opportunità, chi parte per mettere alla prova se stesso, chi vuole ottenere un titolo oltreoceano e chi è in cerca di un anno sabbatico con cui trovare risposte di vita attraverso un’esperienza in un contesto completamente diverso da quello d’origine.
Andrea Eusebio oggi ha 30 anni e lavora come giornalista nell’agenzia AlaNEWS. Qualche anno fa ha deciso di rivoluzionare la sua vita con un’esperienza di un anno in Australia e a febbraio 2014 è partito con destinazione Sydney.

“A quei tempi il giornalismo era praticamente una scuola, nel senso che le varie collaborazioni che avevo non mi permettevano di mantenermi, per cui avevo un contratto part-time a tempo indeterminato come impiegato in una compagnia assicurativa, ciò che più distante potesse essere dalle mie ambizioni e dalle mie attitudini – inizia così la storia di Andrea – A un certo punto ho sospeso le mie collaborazioni giornalistiche e mi sono licenziato dalla compagnia assicurativa, utilizzando i soldi della liquidazione per i biglietti per Sydney e il pagamento del corso d’inglese che da lì a poco avrei frequentato per 3 mesi.”
Ci capita spesso di sentire che la decisione di partire non venga generata da solide motivazioni: anche nel caso di Andrea l’Australia era un’immagine fissa nel retrocranio da qualche anno. Solo la congiunzione di qualche astro nella sua vita ha permesso che il sogno si tramutasse in un’idea perseguibile. “La possibilità dell’Australia si è poi concretizzata quando ho scoperto che un mio ex allenatore nelle giovanili del Milan aveva aperto lì una academy – spiega Andrea – l’ho tartassato di email fino a che non ho strappato un “Vieni, ho bisogno di te come allenatore”.
L’esperienza in Australia può iniziare con una mossa sicura, grazie ad accordi presi dall’Italia: in fin dei conti la pianificazione aiuta a ridurre l’ansia di un viaggio lungo 16000 km. In ogni caso, anche distanziandosi dal “parto all’avventura” del backpacker medio, costruirsi un percorso in Australia richiede grinta e determinazione. Andrea avrebbe potuto aprire e chiudere il suo anno continuando a lavorare come allenatore, invece ha scelto e lavorato sodo per costruirsi un percorso ritagliato sul suo profilo e sulla realtà australiana. “Nel settembre 2014 ho svolto un mese di stage all’interno dell’Italian program di SBS Radio – continua a raccontare Andrea – un’esperienza molto positiva sia per le persone che ho incontrato che per la possibilità che mi sono ritagliato di farmi un’idea del contesto editoriale (in particolare riguardo ai broadcaster) australiano. In SBS ci sono arrivato rompendo un po’ le scatole tramite LinkedIn al buon Marco Lucchi, che sono poi andato a trovare appena approdato a Sydney. Infine, ho svolto 4 mesi di farm nel lontano South Gippsland. Un’esperienza che mi ha segnato, nel bene e nel male. In questo periodo (ero un cosiddetto milker, mungevo più di mille mucche al giorno oltre alle mansioni varie della fattoria) ho imparato che l’uomo appartiene alla natura, e che dovrebbe rispettarla anziché sfruttarla a suo piacimento. Ho imparato la metodicità, ho imparato a convivere con la ripetitività interminabile utilizzandola per pensare: una sorta di yoga in salsa bucolica. Ho imparato, e questo lo vedo tutti i giorni, a non rinviare a domani ciò che si può fare oggi.”
Oggi Andrea lavora come video giornalista in AlaNEWS e sta approfondendo l’utilizzo di smartphones e smart device per la produzione di notizie per web e tv. “Stiamo cercando di cambiare il mondo del giornalismo e il suo elefantiaco sistema dall’interno – racconta Andrea – siamo improntati sulle nuove tecnologie e abbiamo ben chiaro quanto la burocrazia, la paura del cambiamento, la tutela di certe categorie di lavoratori privilegiati frenino a tutt’oggi il settore editoriale, per non dire il Paese intero. Ho la fortuna di sentirmi parte di un grande progetto che ha continue risposte dal mercato: svegliarmi la mattina e non sapere cosa mi attende durante la giornata è ciò che vivo ora e che mi auguro di vivere sempre nella mia vita professionale, mi regala emozione e adrenalina, una sensazione impagabile che si sposa col mio modo di essere.”
La storia di Andrea dimostra che una persona competente e intraprendente si crea opportunità ovunque si trovi, anche in Italia. È vero che un’esperienza da soli lontano da casa aiuta a prendere consapevolezza e a rafforzare il carattere, ma è altrettanto vero che bisogna rimanere aperti a rivalutare il proprio contesto in continuazione per potersi costruire un futuro.

Così dopo un anno, Andrea ha deciso di valutare criticamente le sue prospettive in Australia e in Italia, tornando a casa a reincontrare famiglia e amici. “Prima di richiedere il secondo visto ho voluto riordinare le idee dopo un anno intensissimo, ritrovare la mia famiglia e la mia fidanzata. – conclude Andrea – Di lì a poco ho vissuto da giornalista l’esperienza di Expo Milano 2015, ho ottenuto un contratto a tempo indeterminato e ho avuto la fortuna di seguire da inviato le Olimpiadi di Rio. Insomma, la mia vita ha poi spontaneamente preso una strada che non mi è più parso il caso di mollare. Non credo che in Australia avrei potuto svolgere la professione di giornalista: come è giusto che sia, una persona degna di questo mestiere deve saper trattare la lingua nel miglior modo possibile, non penso sarei mai arrivato a un livello tale. Però, nelle volte in cui ho pensato di restarci, in Australia, ho pensato di poter svolgere qualsiasi professione (ho fatto un corso da coffee maker, tra le altre cose) perchè l’idea era quella di rinunciare alle ambizioni professionali ma ottenere soddisfazioni dal contesto, dal livello di benessere che molti in Australia hanno, dall’alta qualità dei servizi offerti, da un mercato del lavoro molto più flessibile, aspetti che in Italia, ahimè, mancano nella nostra quotidianità. Se l’Australia che ho vissuto regalava più possibilità dell’Italia? Probabilmente sì, non le stesse forse, ma sì”.
©Lysbeth Tangwa



