Sydney: la nostra guida dell’Opera House

Sydney: la nostra guida dell’Opera House

Il teatro dell’opera di Sydney è l’edificio simbolo dell’Australia. È stata inaugurata il 20 ottobre del 1973 dalla Regina d’Inghilterra Elisabetta II, ed è stata costruita sulla base di un progetto dell’architetto danese Jørn Utzon, che fino a quel giorno era un perfetto sconosciuto.

Ogni anno ospita più di tremila eventi diversi, tra concerti, balletti, performance, spettacoli teatrali, commedie e molto altro ancora. Per l’intero progetto sono stati spesi circa 102 milioni di dollari e la struttura possiede un migliaio di sale e laboratori per attività teatrali. La Concert Hall è la più famosa e ospita 2679 posti a sedere. I numeri che hanno segnato la storia di quest’opera architettonica sono tanto grandi quanta è la sua maestosità che l’ha fatta diventare in poco tempo una delle attrazioni turistiche più visitate al mondo e dal 2007 fa parte dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Dove

L’Opera House si trova in una piccola penisola al centro della baia di Sydney. Più precisamente, si trova a nord del Giardino Botanico Reale e dista solo 800 metri dalla stazione ferroviaria Circular Quay.

Quando a Richard Johnson, uno degli architetti che ha collaborato al progetto, hanno chiesto dove si trovasse il teatro la sua risposta fu sbalorditiva: “L’Opera House emerge naturalmente dal fondo della penisola di Sydney, lì dove il Sydney Harbour Bridge segna le porte della città”. Non possiamo che essere d’accordo con il signor Johnson perché la bellezza dell’Opera House è data anche dalla spontaneità e semplicità con cui si integra nel paesaggio, come se fosse sempre stata al suo posto.

Concept

Il fascino dell’Opera House è dovuto anche dalla sua storia controversa, ci sono pareri discordanti anche sull’idea che ha portato alla realizzazione del progetto. La sua struttura esterna a gusci bianchi secondo alcuni richiama le vele di una nave, ma una piccola nicchia di amici vicini a Jørn Utzon, sostiene che tutto sia nato sbucciando un’arancia e i gusci rappresentano gli spicchi.

La messa in pratica di questa idea, che prevede il taglio di spicchi regolari di una sfera, è stata definita un capolavoro dell’architettura moderna. Il teatro, a differenza della maggior parte delle costruzioni del tempo, non ha un lato principale ma è stato costruito per essere architettonicamente gradevole ed equilibrato da ogni prospettiva.

Com’è fatta

L’architetto americano Frank Gehry ha definito l’Opera House come: “Un edificio che ha cambiato l’immagine di un intero paese“. È considerata dai critici come la fusione perfetta di influenze antiche e moderne che hanno conferito all’edifico un’eleganza scultorea notevole tanto da renderla uno degli edifici simbolo dell’architettura del ‘900.

L’intera costruzione poggia su una grande piattaforma in granito lunga 185 metri e larga 120. I gusci bianchi, shells, sono stati progettati da Jørn Utzon con la collaborazione di uno studio d’ingegneri inglesi. Le shells sono rivestite da una serie di costole, ovvero ribs, di calcestruzzo ricoperte da piastrelle bianche che formano a coppie una specie di volta: le più grandi sono chiuse dal lato principale con vetrate altissime.

La Concert Hall è la sala principale, la sua peculiarità sono gli interni in legno e la forma ispirata ad una cattedrale gotica per consentire al suono di amplificarsi in modo naturale. Al suo interno è custodito uno degli organi più antichi e più grandi del mondo, costò bene 1,2 milioni di dollari e fu inaugurato con la “Toccata e Fuga in Re minore” di Bach nel 1979. Le altre 999 sale sono state ideate ognuna con una sua peculiarità e in base allo scopo finale: ci sono sale adatte per le rappresentazioni teatrali, altre chiamate Studio sono dedicate alla pura creatività e DJ Set e alcune, la più famosa è la Utzon Room, sono state progettate per le feste.

Il dietro le quinte

Jørn Utzon nacque il 9 aprile 1918 a Copenhagen, figlio di un ingegnere navale che cercò di avvicinarlo alla carriera da marinaio con scarso successo. Utzon si iscrisse alla facoltà di architettura dell’Accademia Reale delle Arti di Copenaghen, in Danimarca e si laureò nel 1942. Iniziò la sua carriera da architetto in Svezia fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale e in seguito viaggiò molto entrando a contatto con architetti di fama mondiale, come l’americano Frank Lloyd Wrighte e il francese Le Corbusier.

Nel 1956 il governatore del New South Wales, in Australia, indisse un concorso internazionale di architettura per la costruzione di un teatro dell’opera a Sydney: un luogo che riunisse la comunità elevandola culturalmente rendendola famosa e influente a livello mondiale. Utzon partecipò inviando il suo progetto che inizialmente fu scartato e ripescato poi in una seconda fase di selezione dichiarandolo vincitore. Il 30 gennaio 1957 l’Herald Sun intitolò la prima pagina “Il controverso progetto di un danese vince il concorso del teatro dell’opera” e non aveva tutti i torti perché la prima reazione fu scettica e definirono Utzon come un visionario sconclusionato.

I lavori iniziarono nel 1958 ed emersero da subito i primi problemi di progettazione per mettere insieme i pezzi di questo puzzle apparentemente incomprensibile. I costi di progettazione salirono alle stelle e la tempistica di realizzazione si dilungava sempre di più tanto che venne nominato un ministro delle infrastrutture, David Hunghes, che secondo i critici del tempo non aveva nessun interesse per l’arte. Hunges cominciò ad esercitare un severo controllo sul lavoro di Utzon mettendogli addosso la pressione che un vero artista detesta e s’instaurò un rapporto teso e controverso che portò l’architetto danese a dare le dimissione nel 1966, lasciando la città amareggiato senza vedere la conclusione dell’opera.

I lavori furono completati dagli architetti Peter Hall, Lionel Todd, David Littlemore e dall’archietto di stato Ted Farmer, e si conclusero nel 1973. Jørn Utzon fece ritorno nel 1999 e accettò di tornare ad essere coinvolto nei progetti futuri del teatro e nella ristrutturazione di alcune sale interne.

Nel 2003 Jørn Utzon vinse il Premio Pritzker, il riconoscimento più prestigioso per un architetto e gli fu consegnato da Frank Gehry che durante l’assegnazione del premio affermò una delle frasi che rimarrà per sempre nella storia dell’architettura contemporanea: “Utzon ha costruito un edificio ben prima del suo tempo, molto più avanti della tecnologia disponibile, un edificio che ha cambiato l’immagine di un intero paese”.

L’opera House oggi

Oggi l’Opera House è la meta turistica numero uno in Australia, ospita più di 8,2 milioni di visitatori all’anno ed è uno dei poli artistici più affollati del mondo garzie alla sua programmazione. Ci sono spettacoli per 363 giorni all’anno e ci lavorano più di 1,5 milioni di persone tra addetti ai lavori, scenografi, coreografi, artisti, ballerini, musicisti e organizzazioni culturali.

Il capolavoro di  Jørn Utzon ha ridefinito l’immagine contemporanea di architettura e l’immagine di un’intera nazione. È un’opera che sfida le leggi scientifiche e architettoniche per dare spazio all’immaginazione e permetterci di essere più visionari e meno pragmatici.

Google ti porta nell’Opera House

L’Istituto di Cultura di Google ha reso accessibile l’arte a tutti grazie alla sua piattaforma digitale e con l’Opera House si sono veramente superati. Sotto la direzione artistica di Sam Doust si può ammirare l’Opera House in tutte le sue forme dal divano di casa. Puoi sfogliare gli schizzi e i piani originali dell’architetto Jørn Utzon in alta risoluzione; puoi analizzare nel dettaglio gli ingranaggi del più grande organo al mondo; puoi assistere alle prove della Sydney Symphony Orchestra e molto altro ancora, sul sito ufficiale di Google Cultural Institute.

©Barbara Toso

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