In arrivo importanti novità per chi è in Australia con il working holiday visa o sta per arrivare. Da oggi, infatti, non sarà più possibile richiedere un visto turistico subito dopo il working holiday, perché come dice la parola stessa, il WHV è già di per sé un visto di vacanza e lavoro. Una normativa che conferma il trend degli ultimi mesi per cui molti giovani che hanno richiesto un visto turistico per estendere la propria permanenza in Australia dopo il visto vacanza-lavoro, se lo sono visti rifiutare. Questo perché secondo il Dipartimento chi è stato 12 mesi in vacanza in Australia (subclass 417 e 462) non può richiedere altri visti di vacanza. L’unica alternativa sarà quella di richiedere un secondo working holiday visa dopo aver svolto i famosi 88 giorni di lavoro nelle farm, oppure altri visti, tranne il tourist visa.
L’altra importante novità annunciata già da qualche tempo, è quella di poter lavorare per più di 12 mesi con lo stesso datore di lavoro, a patto di vivere (e lavorare) nell’Australia del Nord (Northern Territory e quelle aree del Queensland e del Western Australia, al di sopra del Tropico del Capricorno). Un’azione che serve a ripopolare l’area e anche a far fronte alla carenza di lavoratori nel nord Australia, non solo nell’agricoltura, ma anche nel turismo e nella ristorazione. E’ necessario compilare e inviare al Dipartimento un modulo con la richiesta di lavorare per più di 6 mesi per lo stesso datore di lavoro. La proposta sembra essere stata apprezzata molto, a tal punto che c’è chi dice che potrebbe presto diventare realtà per tutta l’Australia.

Purtroppo continuano i casi di sfruttamento per i giovani backpackers e in contemporanea aumentano le denuncie al Fair Work, l’ente australiano che ha il compito di controllare le condizioni di lavoro e far rispettare la legge. L’ultimo caso è quello di un bar a Darwin che pagava i propri dipedenti stranieri $5 l’ora. Multa salata per i proprietari del locale, che hanno dovuto sborsare $73,000 oltre che rimborsare i due working holiday che hanno denunciato il caso alle autorità, per un totale di quasi $80,000. Il Fair Work sta portando avanti una serie di controlli su tutto il territorio australiano e nell’ultimo anno ha recuperato e restituito $22 milioni di dollari a circa 11.500 lavoratori, sottopagati.
© Ilaria Gianfagna