Novità importanti per i working holiday visa: dal 31 agosto sarà obbligatorio allegare le ricevute di pagamento (payslip) ottenute durante gli 88 giorni in farm, sulla domanda per il secondo visto. Inoltre, sempre a partire dal 31 agosto, il woofing non sarà più valido per richiedere il secondo visto. Qualche mese fa era stato annunciato che il woofing (lavoro in cambio di vitto e alloggio) sarebbe stato bandito dalla lista di lavori nelle aree regionali validi per il secondo whv. Ora è ufficiale e dal 31 agosto niente più lavoro volontario.
Un’iniziativa che serve a tutelare i centinaia di migliaia di lavoratori che ogni anno arrivano in Australia con il visto vacanza-lavoro da tutto il mondo. L’obiettivo, infatti, è che tutti i contratti siano in regola e che non si verifichino più casi di sfruttamento, che negli ultimi mesi hanno dato scandalo, sulla stampa australiana e italiana. I datori di lavoro nelle aziende agricole dovranno fornire le regolari buste paga, che poi i working holiday a loro volta dovranno allegare alla richiesta del visto online. Chi ha a disposizione la payment summary, potrà utilizzarla come unico documento da allegare, perchè è il riassunto di tutti i pagamenti avvenuti.

Questa nuova legge sarà valida a partire dal 31 agosto 2015, il che vuol dire che tutto il lavoro di woofing svolto prima di questa data, sarà considerato utile per richiedere il secondo visto, così come il lavoro in farm retribuito con regolare busta paga. Chi non è in possesso delle buste paga, ma ha lavorato regolarmente potrà contattare il datore di lavoro e richiederle.
Fino ad oggi i controlli erano a campione, quindi non era obbligatorio allegare alla domanda le buste paga. Ognuno poteva decidere liberamente se fornire o meno le prove e poi il Dipartimento d’Immigrazione quando lo riteneva necessario chiedeva più documentazione. Da oggi, è obbligatorio fornire le prove che il datore di lavoro ha pagato il proprio dipendente rispettando il minimo salariale australiano di $17.29 l’ora. Sul sito del Faiwork è possibile calcolare il proprio salario a seconda del lavoro svolto, mentre sul sito del Dipartimento d’Immigrazione è possibile leggere l’articolo completo su questo nuovo provvedimento.
© Ilaria Gianfagna