Tutti nudi in bicicletta. E’ la tradizionale pedalata Naked Bike Ride, che si tiene a Melbourne l’8 marzo di ogni anno. Il motivo? Sensibilizzare l’uso della bicicletta, dimostrare la vulnerabilità dei ciclisti, “nudi” di fronte al traffico e protestare civilmente contro l’inquinamento e l’uso sfrenato delle automobili. La manifestazione è nata nel 2007 a Londra e da allora si tiene in tutto il mondo.
In Australia ci credono particolarmente. Anche perché la bicicletta, soprattutto in città pianeggianti come Melbourne, è il principale mezzo di trasporto. Nella capitale del Victoria, gli incidenti in bicicletta sono all’ordine del giorno, proprio perchè le piste ciclabili non sempre sono ben delimitate e le portiere che si aprono sul lato strada sono un vero pericolo per i ciclisti.

Proprio recentemente uno chef italiano ha perso la vita durante un tragico scontro a Sydney Road, una delle vie più trafficate della città. Così il popolo dei ciclisti di Melbourne ha deciso di rendere omaggio ad Alberto Paulon, deviando il tour e passando proprio per Sydney Road, in segno di solidarietà.
Ogni anno sono centinaia i ciclisti nudi che prendono parte alla Naked Bike Ride. Anche se c’è da dire la verità: non si sono presentati tutti proprio nudi, nudi. C’è chi indossava scarpe, cappellini e mutande colorate; chi ha decorato la bicicletta con fiori e campanelli, chi ha pedalato tra slogan e striscioni. Tutti però indossavano rigorosamente il caschetto: in Australia, infatti, l’elmetto è obbligatorio e da quando è stato introdotto I danni riportati a causa di incidenti stradali si sono ridotti del 30%. Chi lo dimentica a casa, e purtroppo a chi non è abituato succede, rischia una multa di quasi 150 dollari. E I poliziotti australiani non scendono a compromessi con chi non rispetta la legge.
© Ilaria Gianfagna
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