Ci ha messo quasi sette anni per arrivare all’obiettivo. Dal 2008 quando è arrivato in Australia con un working holiday visa, ne ha passate veramente tante, tra mille lavori, amicizie che vanno e che vengono, nuovi appartamenti, nuove situazioni. Ma dopo anni di fatica (e anche divertimento) Oreste Natale, chef che viene dalla Lombardia, sta per richiedere il visto permanente. Il segreto? Non aver mai mollato.
Oreste Natale, classe 1982, è partito per l’Australia nel 2008 con un visto working holiday (vacanza-lavoro). “Quando ero piccolo sognavo la Tasmania – spiega – senza sapere nemmeno dove fosse. Così ho pensato di imparare un lavoro che mi avrebbe permesso di viaggiare: avrei fatto lo chef. Ho frequentato la scuola alberghiera a Monza e poi ho lavorato a Milano, in ristoranti come il Peck e il Principe di Savoia. Ma l’idea di vedere la Tasmania non mi era passata. Così sono partito per l’Australia con un mio amico, ho lavorato per un anno in un’azienda di catering e ho finalmente visto la Tasmania”.

Oreste ancora non sapeva che quel lavoro nel mondo del catering gli avrebbe cambiato la vita. “Poi sono tornato in Italia – aggiunge – ma la voglia di ripartire era tanta. Mi ricordo di aver detto a mia mamma: scusami, ma devo andare a vivere in Australia. Così ho venduto tutto e ho richiesto uno student visa per migliorare l’inglese e lavorare”. A Melbourne i suoi ex datori di lavoro stavano cercando uno chef. “Quando mi hanno proposto il lavoro – dice – non ci ho pensato due volte”. John Achkar e Moses Elasmar titolari di B2 Cafè a Port Melbourne lo hanno sponsorizzato (lo hanno assunto, permettendogli di ottenere un visto di lavoro) e adesso Oreste potrà richiedere la residenza permanente.
Non tutti però hanno la sua stessa determinazione: “Sai quante persone ho visto andare via in questi anni? Centinaia! E’ dura entrare nel sistema – spiega – ma secondo me ne vale la pena. L’Australia ti permette di sognare, sei così lontano da casa, che ti accorgi di essere solo, di dovercela fare con le tue forze. Devi sempre dimostrare quello che vali, perché qui c’è molta competizione e c’è anche tanta meritocrazia, è una sfida continua, ma finalmente ti accorgi di essere te stesso, senza vincoli e pregiudizi”.
© Ilaria Gianfagna
