Racconti dalle farm: l’esperienza di Ilario Milella

Racconti dalle farm: l’esperienza di Ilario Milella

“Gli 88 giorni di lavoro in farm sono un capitolo quasi fondamentale per chi viaggia, con il visto working holiday, in Australia. Il settore primario è perennemente in cerca di risorse umane. Grazie alla trasparenza e correttezza dei farmer australiani, è raro il rischio d’imbattersi in brutte sorprese lavorando nelle tantissime aziende agricole di questo paese. Uno stipendio minimo di circa $19 lordi all’ora ti sarà pagato alla fine di ogni settimana, basta che tu abbia: il file tax number e un conto corrente attivo in una banca australiana.

Semplice no? Non proprio. Lascia che ti racconti la mia storia…

All’epoca vivevo a Brisbane ed ero alla caccia di uno sponsor. Cioè di una persona, titolare d’azienda, disposta a offrirmi un contratto di lavoro full-time per almeno quattro anni, che non sono altro che i requisiti minimi per richiedere un visto sponsor.

Per vari motivi durante questa ricerca avevo esaurito tutti i miei risparmi, ero al verde. Sapevo che l’unico modo per guadagnare abbastanza dollari, per continuare la mia avventura australiana, era quello di lavorare in farm.

Mi sono recato subito presso uno dei tanti sportelli che offrono lavori di tutti i tipi (sopratutto lavori in farm) e altri servizi dedicati ai cosiddetti backpackers. Appena arrivato, un ragazzo sulla trentina mi ha accolto con un sorriso smagliante, dicendomi che, sì certo, aveva un lavoro per me e che era disponibile dal giorno dopo. Ero al settimo cielo: non solo avevo raggiunto il mio obbiettivo, ma potevo cominciare a lavorare fin da subito.

Il primo giorno nella farm è stato il peggiore giorno della mia vita lavorativa di sempre. Ero stato assegnato ad una crew di altri undici ragazzi, dei quali dieci erano francesi, parlavano solo tra di loro nella loro lingua e mi avevano preso in antipatia. Uno soltanto era australiano del quale non ricordo molto per un motivo particolare: si è licenziato quello stesso giorno.

La nostra unica mansione lavorando in questa piantagione, grande quasi un intero quartiere di una metropoli europea, e che mi è stato detto, produce quasi quattro milioni di dollari di cotone ogni anno, era quella di spalare terreno dodici ore al giorno, ogni giorno, weekend inclusi, sotto il sole bollente del sud del Queensland.

E’ vero, descritto così sembra un incubo, ma dopo qualche giorno mi ero abituato alla sveglia alle tre di mattina e cominciavo a godermi i circa venti minuti di tragitto, dall’accampamento dove dormivamo fino ai campi di cotone, sfrecciando alla guida dei 4X4 con alla radio gli ACDC a tutto volume e l’alba che minuto dopo minuto illuminava sempre di più il paesaggio. Ci è voluto un po’, ma le mani e la schiena non mi facevano più male e i ragazzi francesi cominciavano a vedermi come un amico e non solo come un collega.

Non dimenticherò mai molti dei momenti vissuti lavorando in quella farm come il cielo stellato la sera prima di andare a dormire, uno spettaccolo di luci del quale si può godere, solo in quelle zone remote del pianeta terra lontane dall’inquinamento luminoso e ambientale.

Finiti i miei giorni di lavoro e una volta tornato in città mi sentivo diverso. Lavorare in farm mi ha fatto scoprire aspetti della mia personalità che non conoscevo. Ero riuscito a sopravvivere a questa ulteriore sfida, ho provato un sentimento nuovo e cioè la consapevolezza di poter affrontare qualsiasi cosa. Dopo pochi giorni ho trovato il mio sponsor e da allora ho continuato ad affrontare sempre nuove difficoltà ma con più confidenza e determinazione”.

Ilario Milella

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